La Casa di Lellino

Benvenuti sul mio blog !!!,il punto d'incontro per tutti gli infermieri con articoli,documenti e risorse dal mondo infermieristico in generale ciao

giovedì 20 novembre 2014

Jean Michel Jarre - Oxygene Part IV (Live In Your Living Room)

venerdì 26 aprile 2013

Intertessantissimo articolo pubblicato dalla nostra collega Velia Marta Antonini e segnalato dal puntualissimo "mitico" Franco Ognibene. vi lascio i link del suo sito http://www.infermieriattivi.it/portale/

lunedì 4 febbraio 2013

Concorso 40 posti infermiere, Cagliari


AZIENDA SANITARIA LOCALE DI CAGLIARI CONCORSO (25 febbraio 2013)
Riapertura dei termini e modifica dei requisiti del bando di concorso, per titoli ed esami, per la copertura di 40 posti di collaboratore professionale sanitario - infermiere - categoria D. (GU n.7 del 25-1-2013)
Aggiornamento nel sito c'è il bando scaricabile LINK
Si comunica, in esecuzione delle deliberazioni del Direttore Generale n. 1386 del 3 ottobre 2012 e n. 1752 del 14 dicembre 2012, la modifica al bando relativo al Concorso Pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di n. 40 posti di Collaboratore Professionale Sanitario - INFERMIERE - cat. D allegato alla delibera n. 240 del 21 marzo 2011 pubblicato sul sito aziendale e per estratto sulla G.U. n. 30 del 15 aprile 2011, scadenza presentazione delle domande 16 maggio 2011.
E' stato incrementato da 40 a 55 il numero dei posti da coprire, a tempo indeterminato, per Collaboratori Professioni Sanitari - INFERMIERI - Cat. D, sono stati pertanto riaperti i termini per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso di cui sopra, sono fatte salve le domande precedentemente presentate ed e' consentito agli interessati di integrare la documentazione in precedenza presentata.
Il bando, allegato alla delibera n. 1752 del 14 dicembre 2012, contenente i requisiti e le modalita' di partecipazione al concorso potra' essere esaminato sul sito aziendale www.aslcagliari.it. 
Le domande di partecipazione, indirizzate al Direttore Generale, dovranno essere inviate esclusivamente a mezzo raccomandata A.R. alla ASL Cagliari - Via Piero della Francesca, 1 - Loc. Su Planu - 09047 Selargius-Cagliari o mediante Posta Elettronica Certificata (PEC) all'indirizzo settore.concorsi@pec.aslcagliari.it .
Il termine per l'integrazione e/o la presentazione di nuove istanze di partecipazione scade il trentesimo giorno successivo la data di pubblicazione dell'avviso sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, a tal fine fara' fede la data di spedizione risultante dal timbro postale o la data di invio certificata mediante la PEC.
Le istanze dovranno essere corredate dell'originale della ricevuta attestante il versamento di Euro 7,50 (solo per le nuove istanze) da effettuarsi sul c.c.p. n. 21780093 intestato alla ASLCagliari - Servizio Tesoreria.


ECM: le nuove regole per i professionisti



ECM: le nuove regole per i professionisti
08/08/2012 - Obbligatori 150 crediti formativi nel triennio, nuove Linee guida per l'accreditamento, Albo dei provider, compiti di Ordini e Collegi, obiettivi formativi, controllo della qualità, liberi professionisti.  
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 98 del 14 maggio 2012) il nuovo Accordo sul sistema di formazione continua in medicina. L’Accordo (del 19 aprile 2012) traccia nuove regole per rendere omogeneo il sistema ECM su tutto il territorio nazionale, introducendo una maggiore integrazione tra i diversi attori della formazione continua in sanità.

Il documento sancisce definitivamente il passaggio dall’accreditamento dei singoli eventi alla situazione attuale, che prevede quello dei Provider, introducendo alcuni importanti elementi di novità soprattutto sul ruolo rivestito da Ordini, Collegi ed Associazioni.

Diversi sono i contenuti inclusi nel documento: le Linee Guida per i Manuali di accreditamento dei Provider a livello nazionale e regionale; l’istituzione dell’Albo dei Provider; i crediti formativi richiesti per il triennio 2011-2013; le regole per i corsi tenuti da Ordini e Collegi; gli obiettivi formativi del programma ECM; il sistema di verifiche, controlli e monitoraggio della qualità e le regole per i liberi professionisti.

Il testo integrale del documento può essere consultato alla pagina:
Quanti crediti devono essere maturati nel periodo 2011–2013?Confermati in 150 i crediti formativi richiesti complessivamente per il triennio. Per ogni anno i professionisti dovranno acquisire un minimo di 25 crediti e un massimo di 75. Si prevede la possibilità di riportare fino ad un massimo di 45 crediti dal triennio 2008-2010, a condizione che il professionista abbia pienamente ottemperato al debito formativo previsto per il triennio precedente di 150 crediti formativi (c.f.) oppure 90 c.f. [1].
La Commissione nazionale ha stabilito, per i soli infermieri, il limite del 60% (90 su 150) dell'acquisizione dei crediti in modalita Formazione a distanza (FAD).
Per i professionisti sanitari del territorio abruzzese colpito dal terremoto del 2009, i crediti formativi richiesti per il 2011 sono ridotti a 30, di cui 15 obbligatori.
[1] Dal triennio 2005-2007, il professionista, che ha acquisito 60 crediti formativi può detrarli dal numero di crediti complessivo (150) relativo al successivo triennio (2008-2010) e acquisire 90 c.f. Tale misura consente di detrarre ulteriormente nel triennio in corso (2011-2013) 45 crediti formativi e quindi acquisire 105 c.f. Chi non ha acquisito i crediti formativi sulla base delle indicazioni riportate, deve per ogni periodo, acquisire 150 crediti formativi.
CREDITI PER IL TRIENNIO 2011 – 2013
ANNO
CREDITI
MINIMO
MASSIMO
2011
50 (*)
25
75
2012
50 (*)
25
75
2013
50 (*)
25
75
La Commissione Nazionale ha previsto la possibilità di riportare fino ad un massimo di 45 crediti dal triennio precedente 2008-2010. Chi ha maturato 45 o più crediti deve conseguirne solo 105; possono essere riportanti anche crediti in numero inferiore a 45: in tal caso i crediti da conseguire corrisponderanno alla differenza tra 150 e quelli riportati dal triennio precedente.

Quali modalità di formazione permettono di maturare crediti ECM ?
Il nuovo accordo conferma le diverse modalità di formazione così come i criteri per l’assegnazione dei crediti, definiti dai precedenti documenti:

http://ape.agenas.it/documenti/2.criteri_per_assegnazione_crediti_e_fsc.pdf
MODALITA’ DI FORMAZIONE
Formazione residenziale
Convegni, congressi, simposi, conferenze (oltre 200 partecipanti)
Workshop, seminari, corsi (anche all’interno di congressi ecc.)
Formazione residenziale interattiva
Training individualizzato
Gruppi di miglioramento
Attività di ricerca
Audit clinico e/o assistenziale
Autoapprendimento senza tutoraggio
Autoapprendimento con tutoraggio
Docenza e tutoring

Quanti crediti possono essere acquisiti tramite sponsor?
I professionisti possono conseguire al massimo 1/3 dell’intero ammontare di crediti del triennio attraverso la partecipazione ad eventi formativi su invito diretto di Sponsor (qualsiasi soggetto privato che fornisce finanziamenti, risorse o servizi a un Provider ECM mediante un contratto a titolo oneroso in cambio di spazi di pubblicità o di attività promozionali per il nome e/o i prodotti del soggetto sponsorizzante); ogni professionista sponsorizzato deve trasmettere al Provider che gestisce il corso una copia dell’invito o una dichiarazione sottoscritta attestante l’invito o l’autorizzazione della propria Amministrazione a partecipare in virtù dell’invito da parte dello Sponsor. Al professionista che consegue, in seguito alla sua partecipazione su invito diretto da parte delle Aziende, un numero di crediti superiore a 1/3 dell’intero ammontare di crediti del triennio, l’eccedenza non verrà considerata al fine del computo totale dei crediti necessari per il triennio.
Chi è il Provider di formazione ECM e quali requisiti deve possedere ?
L’Accordo descrive i requisiti minimi richiesti per accreditare un soggetto organizzatore di eventi formativi, ovvero il Provider. Sono indicati i requisiti amministrativi, organizzativi e scientifici dell’aspirante Provider, le risorse finanziarie e organizzative che deve dimostrare di avere, l’indipendenza da interessi commerciali e le procedure per il controllo della qualità dell’offerta formativa.
La scelta di definire criteri comuni risponde all’obiettivo di assicurare omogeneità alla formazione continua del personale sanitario che opera e si muove su tutto il territorio nazionale.
Ogni anno il 10% dei Provider dovrà essere ispezionato dall’Ente che lo ha accreditato (Commissione nazionale, regionale o provinciale) per verificare requisiti e qualità.
Quali aree di formazione sono incluse nel sistema ECM?
Sono 29 le aree in cui si articolano gli obiettivi formativi della formazione, che vanno a comporre il “dossier formativo individuale” di ciascun professionista, che dovrà integrare obiettivi formativi di sistema (con tematiche di valore strategico aziendale), obiettivi formativi di processo (con tematiche legate al miglioramento della qualità dei processi nella specifica area sanitaria in cui si opera) e obiettivi formativi tecnico-professionali (rivolti all’acquisizione di conoscenze e competenze nel settore di attività).
Indicati come di particolare rilievo per il SSN e i SSR le tematiche legate all’umanizzazione delle cure e terapia del dolore e alla qualità dei sistemi e dei processi clinico-assistenziali.
Non potranno rientrare nel sistema ECM i corsi di formazione sulle medicine non convenzionali, che potranno essere oggetto di corsi soltanto se il programma prevede prove di efficacia e un confronto con la medicina tradizionale.
Quali novità sono contenute nel documento in merito al ruolo di Ordini, Collegi ed Associazioni?
Gli Ordini, i Collegi, le Associazioni professionali e le relative Federazioni rivestiranno un ruolo centrale nella certificazione della formazione svolta.
Per tale finalità è operante il CO.GE.A.P.S. (Consorzio Gestione Anagrafica delle Professioni Sanitarie) deputato a gestire l’anagrafe nazionale dei crediti ECM. Quest’ultimo riceve le informazioni relative al conseguimento crediti ECM da parte dei Provider nazionali e regionali e in futuro renderà disponibili tali informazioni a Ordini, Collegi e Associazioni, affinché gli stessi possano certificare, al termine del triennio formativo (2011 – 2013) i crediti acquisiti. La certificazione avverrà con modalità che saranno comunicate dagli Ordini, Collegi e Associazioni ai propri iscritti.
L’Accordo riconosce, a differenza del passato, ad un ruolo decisivo nella formazione continua per Ordini, Collegi ad Associazioni in quanto la loro offerta formativa potrà consentire ai professionisti formarsi su tematiche di particolare rilevanza tecnico professionali. Accanto alle materie “proprie” (etica, deontologia, legislazione, informatica, inglese e comunicazione), il documento prevede la possibilità che Ordini e Collegi organizzino anche corsi su materie tecnico-professionali, ma in modo da non superare il 50% dell’offerta complessiva.
Quali novità per i liberi professionisti ?
I liberi professionisti avranno una maggiore flessibilità nell’acquisizione dei crediti annuali. Proprio per rispondere alle loro esigenze formative si è data la possibilità ad Ordini, Collegi e Associazioni professionali di organizzare corsi su materie tecnico-professionali, che però non potranno avere sponsorizzazioni commerciali e dovranno essere gratuiti o a costo minimo.
Posso essere acquisiti crediti ECM come docente ?
I docenti/relatori hanno diritto, previa richiesta all'organizzazione, a 2 crediti formativi per ogni ora di effettiva docenza in eventi o progetti formativi aziendali, entro il limite del 50% dei crediti da acquisire nel corso dell'anno solare.
I crediti possono essere acquisiti in considerazione esclusivamente delle ore effettive di lezione; i crediti non possono, cioè, essere frazionati o aumentati in ragione dell'impegno inferiore o superiore ai sessanta minuti di lezione (es. un'ora o un'ora e trenta minuti di lezione danno diritto a 2 crediti formativi; le lezioni di durata inferiore a sessanta minuti non possono essere prese in considerazione, né possono cumularsi frazioni di ora per docenze effettuate in contesti diversi).

Si fa presente che la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, in data 20 febbraio 2008, ha stabilito che in caso di contemporanea docenza di un’ora di due docenti deve essere assegnato 1 credito per docente.

Tale misura è relativa a quelle tipologie di formazione previste dal documento sui criteri per l’assegnazione dei crediti alle attività ECM: 
http://ape.agenas.it/documenti/2.criteri_per_assegnazione_crediti_e_fsc.pdf
 - p.17.
I docenti/relatori non possono conseguire i crediti formativi in qualità di partecipanti ad eventi nei quali effettuano attività di docenza.
I docenti o i tutor di un Corso FAD non hanno diritto ai crediti ECM.
A chi spetta il computo dei crediti? Il computo dei crediti spetta al professionista sanitario, mentre la verifica per la certificazione dei crediti formativi spetta all’Ordine competente che utilizzerà al termine del triennio 2011 - 2013, i dati archiviati dal CO.GE.A.P.S.
Anche i nuovi iscritti hanno l’obbligo di maturare crediti ECM?
Il debito formativo per il professionista iscritto per la prima volta all’Albo professionale decorre dall’anno successivo a quello di conseguimento del titolo e dell’iscrizione all’Albo stesso.
Se la data di iscrizione all’Albo professionale non è immediatamente successiva alla data del conseguimento del titolo abilitante, è comunque legittimo ritenere l’obbligo formativo vigente dall’anno successivo a quello di iscrizione.
Quale obbligatorietà per il raggiungimento crediti ECM?
A decorrere dal 2002, è iniziata la fase a regime del Programma nazionale ECM che deve ritenersi obbligatorio per tutti i professionisti sanitari dipendenti, convenzionati o liberi professionisti. A tal proposito il Piano sanitario 2003/2005, approvato con Dpr 23 maggio 2003, ha confermato chiaramente l’obbligatorietà della formazione continua per tutti i professionisti.
Il DL 138/2011 del 13 agosto 2011 convertito in Legge n.148 del 14 settembre 2011 prevede all’art. 3, comma 5, lett. b) : “Previsione dell’obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali, fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina (ECM). La violazione dell’obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione”. Il citato Decreto Legge prevede altresì che “gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore” dello stesso.
Al momento non vi sono, a questo riguardo, precise indicazioni; nel prossimo futuro la Commissione Nazionale per la Formazione Continua, gli Ordini, i Collegi e le rispettive Federazioni, dovranno elaborare disposizioni ad hoc per regolamentare tale obbligo.
Chi è esonerato dall’obbligo crediti ECM?
Nella circolare del Ministro della Salute del 5/03/02 N. DIRP 3°/AG/448, al comma 15, viene chiarito che è esonerato dall'obbligo dell'ECM - per tutto il periodo di formazione (anno di frequenza) - il personale sanitario che frequenta, in Italia o all'estero, corsi di formazione post-base propria della categoria di appartenenza:
  • corso di specializzazione, dottorato di ricerca, master, corso di perfezionamento scientifico e laurea specialistica, previsti e disciplinati dal Decreto del Murst del 3 novembre 1999, n. 509, pubblicato nella G.U. n. 2 del 4 gennaio 2000;
  • corso di formazione specifica in medicina generale, di cui al Dlgs 17 agosto 1999, n. 368, emanato in attuazione della Direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli;
  • formazione complementare; es. corsi effettuati ai sensi dell’art. 66 “Idoneità all’esercizio dell’attività di emergenza” di cui al Dpr 28 luglio 2000, n. 270, Regolamento di esecuzione dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale;
  • corsi di formazione e di aggiornamento professionale svolti ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera d) “Piano di interventi contro l’Aids” di cui alla Legge 5 giugno 1990, n. 135, pubblicata nella G.U. n. 132 dell’8 giugno 1990.

Sono esonerati, altresì, dall’obbligo ECM i soggetti che usufruiscono delle disposizioni in materia di tutela della gravidanza di cui alla legge 30 dicembre 1971, n. 1204, e successive modificazioni, nonché in materia di adempimento del servizio militare di cui alla Legge 24 dicembre 1986, n. 958, e successive modificazioni, per tutto il periodo (anno di riferimento) in cui usufruiscono o sono assoggettati alle predette disposizioni.
Si precisa che occorre conservare la documentazione comprovante la facoltà della fruizione dell'esonero, data l'impossibilità di frequentare i corsi.
L'esonero dall'obbligo di acquisire i crediti è valido per tutto il periodo (anno di riferimento) in cui i soggetti interessati usufruiscono o sono assoggettati alle predette disposizioni.
Occorre specificare che nel caso in cui il periodo di assenza dal lavoro ricadesse a cavallo di due anni, l'anno di validità per l'esenzione dai crediti sarà quello in cui il periodo di assenza risulta maggiore. Ad esempio: se l'astensione obbligatoria cade nel periodo da settembre 2003 a gennaio 2004, l'esenzione dall'obbligo di acquisire i crediti sarà valida esclusivamente per l'anno 2003, ossia per l'anno 2003 non si devono acquisire i crediti. Eventuali crediti percepiti nell'anno di esenzione non possono essere portati in detrazione per l'anno successivo, in quanto vengono assorbiti dal diritto di esonero vantato dall'operatore per le tipologie indicate precedentemente.
Sono altresì esonerati, in base alla Determina della Commissione Nazionale per la Formazione Continua del 13 gennaio 2010, gli operatori sanitari che assumono incarichi di alta amministrazione di natura gestionale (a titolo esemplificativo Direttori generali dei Ministeri e delle Agenzie nazionali).
Gli esoneri, le esenzioni e comunque gli istituti che concorrono a definire l’assolvimento dell’obbligo formativo saranno oggetto, nei prossimi mesi, di studio e valutazione da parte della Commissione Nazionale per la Formazione Continua con i rappresentanti regionali e con il CTR per farne criteri omogenei su tutto il territorio nazionale e per tutti i professionisti interessati.

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L'Evidence-Based Practice e la recente tendenza verso la sanità digitale, implicano la capacità da parte degli infermieri, di gestire informazioni in modo efficace, per il mantenimento dei propri standard professionali e per educare gli utenti. In questo nuovo quadro il professionista deve possedere la capacità di riconoscere la necessità di nuove informazioni ed essere in grado di identificare, valutare, interpretare e applicare le nuove conoscenze acquisite.
Tale abilità trascende i confini professionali dell’infermieristica poiché è una competenza universale ormai ampiamente riconosciuta: "l’alfabetizzazione alla ricerca di informazioni consente alle persone di interpretare e formulare giudizi informati, così da diventare produttori di informazioni di per sé. L’individuo abile nel gestire le informazioni è in grado di accedere alle notizie sulla salute, l'ambiente, l'istruzione e il lavoro, in grado di prendere decisioni critiche in merito alla propria vita, per esempio, dimostrando maggiore responsabilità per la propria salute ed educazione" (UNESCO, 2009).
La quantità di informazioni richieste e la relativa estensione delle competenze necessarie, variano in base ad ogni specifica situazione. Ad esempio, uno studente di infermieristica in tirocinio deve utilizzare le informazioni per la semplice comprensione degli effetti delle patologie per migliorare la cura del paziente, al contrario un infermiere esperto deve basarsi su ampie prove di efficacia, per lo sviluppo di nuove procedure locali Evidence-Based.
La Federazione IPASVI nel 2013 aggiunge un nuovo tassello alla propria strategia per sostenere gli infermieri. Dopo la creazione del sito e la maggiore fruibilità di informazioni di interesse professionale, si ritiene che la possibilità per gli infermieri di accedere a letteratura scientifica di rilievo internazionale sia in grado di dare origine ad una trasformazione positiva nell’erogazione delle cure al paziente, sempre più basate sulle migliori prove di efficacia disponibili. L’iniziativa ha il chiaro obiettivo di dare impulso al reperimento, alla valutazione e diffusione di informazioni a beneficio dell’assistenza erogata.

lunedì 29 ottobre 2012

la storia delle uniformi infermieristiche

L' aspetto e lo stile delle divise degli infermieri ' è cambiato significativamente nel corso degli ultimi due secoli . Come la professione è diventata più rispettabile agli occhi del pubblico , gli infermieri hanno cercato di migliorare il comfort e la funzionalità del loro abbigliamento Prima del 1860 Nei primi resoconti storici , monaci , suore e religiosi di altri lavoratori hanno compiti di cura , gli ospedali permanente non sono diffuse prima del 19 ° secolo . Le uniformi infermieristiche prime derivate da abitudini suora .

1860-1940

Quando Florence Nightingale aprì la Scuola di Formazione per Infermieri nel 1860 , la professione guadagnato più rispetto e una divisa standard . Uno dei suoi studenti progettato una divisa che comprendeva un abito a maniche lunghe con colletto inamidato , un grembiule con bretelle , e un berretto che frilly legato sotto il mento . Più tardi , gli indumenti del Capo -come detto tippets sono stati aggiunti alla divisa .

metà del 20 ° secolo

Durante la seconda guerra mondiale , vestito da pavimento -lunghezza della nutrice è stato ridotto a metà polpaccio , e il tappo è diventato più conservatore di stile , senza il sottogola . Negli anni 1950 e ླྀ , uniformi molti cadere il grembiule per uno stile bavaglino nella parte anteriore, e la " scatola della pillola " cappello è stato introdotto.

1970-1980

Durante gli anni ྂ e ྌ , la carta usa e getta cappellini e grembiuli diventato più popolare , e, infine, mantelle e berretti scomparso . Come più uomini entrati nella professione , una semplice divisa bianca tunica con le spalline divenne il look standard per gli infermieri.

1990 ai giorni nostri

presenti durante gli anni ྖ , gli infermieri iniziato ad indossare scrub . I vestiti erano più facili da pulire e più comodo per lavorare in più abiti . Oggi , la maggior parte degli infermieri negli Stati Uniti indossare Scrubs in una varietà di colori e modelli .

Catetere vescicale e ginnastica vescicale: il crollo dei miti

Dal sito AILF (associazione infermieri legali forensi)
Scritto da Eugenio Cortigiano   link



La ginnastica vescicale si realizza chiudendo ad intervalli il flusso del catetere vescicale mediante l’apposizione di un tappo o mediante il clampaggio del sistema di raccolta.
La ginnastica vescicale è una pratica inutile e dannosa basata su un razionale smentito dalla fisiologia della minzione.
Ricerche condotte in merito alla sua diffusione in Italia hanno dimostrato che essa deriva probabilmente da un errore di traduzione dall’inglese. Con il termine ginnastica vescicale ci si riferiva a metodiche di rieducazione alla minzione che niente hanno a che fare con questa pratica che è assolutamente da evitare.
L’obiettivo per il quale essa è praticata è rappresentato dal tentativo di riabituare la vescica a riempirsi periodicamente in modo da ripristinare la continenza alla rimozione del catetere.
Tale pratica è stata da tempo messa in discussione per diversi motivi:
- se il catetere viene chiuso più volte durante la giornata (spesso con lo stesso tappo) si determina una stasi di urina all’interno della vescica, che può aumentare l’incidenza delle infezioni urinarie;
- il muscolo detrusore della vescica non esegue nessuna forma di “ginnastica” quando il catetere rimane in situ perché lo svuotamento dell’urina avviene per drenaggio e non per contrazione dello stesso muscolo;
- la ginnastica vescicale non assicura la “correzione” dell’incontinenza. Essa viene garantita dalle strutture sfinteriali e dalla muscolatura del piano pelvico perineale sia nell’uomo che nella donna: tali strutture muscolari non possono essere esercitate solo mediante il semplice riempimento della vescica.
Per il miglioramento del loro tono sono raccomandati interventi riabilitativi specifici, come gli esercizi per la muscolatura pelvica, il bio feedback, l’uso dei coni vaginali, la stimolazione elettrica del pavimento pelvico.
Per questi motivi possiamo dire che la vescica dei pazienti non risente della ginnastica vescicale.
Da un esame della letteratura emerge inoltre che: “….si è impiegato, erroneamente, il termine “rieducazione vescicale” intesa come “ginnastica vescicale” per indicare un’ampia varietà di tecniche comportamentali.”
re.

CATETERISMO VESCICALE A PERMANENZA

Dalla videoteca delle tecniche infermieristiche un'altro video.
Tutti i diritti riservati all'autore: http://www.youtube.com/user/karlo1967?feature=watch
semplice condivisione e divulgazione della sua importante opera.



giovedì 11 ottobre 2012

Concorso per 40 infermieri in Sardegna

Articolo tratto da : Infermieri Informatizzati
E' un palpitare più lento il ritmo dei lavoratori della notte quando il buio accompagna il silenzio che segue ad una vorticosa giornata. E' un pullulare sommesso quello di tanta gente che svolge i turni di notte.
Questo è il vero popolo della notte, quello che va a lavorare alle 20 o a mezzanotte e poi dritto fino alla mattina che lo porterà a riposare qualche ora quando gli altri si alzano.
Oggi proprio questa fetta di lavoratori è sotto la lente di ingrandimento per studiare e indagare la vita atipica dei turnisti al fine di verifcare quale sia l'impatto sulla salute dei loro ritmi lavorativi.
Il numero di tali lavoratori non è affatto trascurabile: sono uno su cinque in Europa e consiste nello svolgere le ore non secondo regolari contratti diurni di otto ore, ma in turni notturni, a rotazione, o in ore irregolari.
La conseguenza sulla salute è presto detta: paragonati con individui che lavorano le tipiche 8 ore giornaliere, i soggetti che lavorano a turni presentano un maggiore rischio per alcune patologie, quali l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, problemi digestivi e naturalmente disordini del sonno e depressione.
Si può persino riscontrare una carenza di vitamina D (per la ridotta esposizione alla luce del sole). Per esempio, i dati di un'ampia indagine meta-analitica pubblicata il 26 luglio 2012 sul British Medical Journal, frutto di una cooperazione canadese-norvegese-svedese, prendono in considerazione 34 studi con il coinvolgimento di oltre 2 milioni di persone e stabiliscono un incremento del 23% dei rischi di infarto, del 24% di eventi coronarici e del 5% di ictus cerebrali fra i turnisti.
Lo stesso si può dire per il diabete: sembrerebbe che il mancato sonno o comunque un ritmo sballato delle ore di riposo rispetto a quelle di veglia, impedisca all’organismo di controllare correttamente i livelli di zuccheri presenti nel sangue.
Per i lavoratori turnisti è stato evidenziato in aggiunta un calo dell’8% del metabolismo a riposo, con conseguenteaumento di peso di circa 5 Kg in un solo anno.
Quindi c'è una predisposizione al sovrappeso: chi lavora di notte ha più difficoltà a dormire durante il giorno, e questoaltera l’equilibrio biologico dell’organismo.
Ed è proprio l'alterazione del metabolismo il fenomeno che sta alla base delle minacce alla salute.
In queste situazioni che potremmo definire di stress fisiologico si alterano i 'ritmi circadiani' dell’organismo umano, conosciuti anche come “orologio biologico”, che sono un insieme di fluttuazioni fisiologiche all’interno delle 24 ore, fluttuazioni che sono soggette alla luce solare e alla temperatura.
Il lavoro a turni può modificare la distribuzione di energia nel corso della giornata. Il turnista tende a fare dei frequenti spuntini piuttosto che dei pasti completi.
Ma sono ancora troppo pochi gli studi che hanno valutato con attenzione l’apporto dei nutrienti e l’impatto del numero di spuntini. L'evidenza è però che la privazione dei pasti in famiglia o con gli amici alla quale corrisponde l'abitudine a mangiare in solitudine è un fattore determinante sulla scelta della qualità del cibo e della sua modalità di assunzione. Infatti durante il lavoro il tempo per il pasto non è mai considerato una priorità e dunque può sottostare a problemi di personale e di orari e lo snack rapido e veloce diventa il subdolo compagno notturno che placa la fame improvvisa.
Bisogna, tuttavia, attendere ricerche più approfondite per conoscere il rapporto tra orologio biologico, stile di vita e metabolismo dei lavoratori a turni.
Per il momento l'EUFIC (EUropean Food Information Council) ha stilato alcuni suggeriemnti per turnisti e datori di lavoro, magari da girare anche al nostro Ministero della Salute e a quello del Welfare:
  • Negli ambienti lavorativi si deve sviluppare una strategia nutrizionale che permetta di effettuare scelte salutari di alimenti e bevande in un ambiente tranquillo.
  • Gli orari dei turni devono essere formulati per permettere ai lavoratori di avere un tempo adeguato tra i turni permantenere uno stile di vita salutare, con dei pasti regolari e degli adeguati tempi per l’esercizio fisico e per il riposo.
  • I lavoratori a turni dovrebbero cercare di avere un ritmo di assunzione di alimenti il più possibile normale. Evitare di mangiare nel periodo che va da mezzanotte alle sei del mattino; e cercare di mangiare all’inizio e alla fine del turno. Ad esempio, chi lavora nel turno del pomeriggio dovrebbe assumere il pasto principale nel mezzo della giornata, piuttosto che a metà del turno. Chi lavora di notte dovrebbe mangiare il pasto principale prima di iniziare il turno, alla solita ora di cena.
  • Fare la colazione prima di andare a letto di giorno evita che ci si possa risvegliare per la fame. Tuttavia, questa prima colazione deve essere leggera, una colazione troppo pesante (effettuata 1 o 2 ore prima di coricarsi) può rendere difficoltoso prendere sonno.
  • Bere regolarmente aiuta a prevenire la disidratazione che può aumentare la sensazione di fatica.
  • Sostanze stimolanti come la caffeina possono rimanere nell’organismo diverse ore dopo l’assunzione e possono aumentare la vigilanza e pertanto interferire con il sonno. Se i turnisti sentono la necessità di caffeina durante il loro turno, devono cercare di assumerla all’inizio dello stesso per passare con il progredire delle ore a bevande senza caffeina. È bene evitare di assumere alcool per riuscire ad addormentarsi.

domenica 7 ottobre 2012

Catetere venoso periferico, quanto puoi restare in situ?


Articolo tratto  da: Infermieri Attvi (tutti i diritti sono riservati a Franco Ognibene)
La gestione degli accessi vascolari ha ricevuto un forte input con la linea guida del 2002 che dava un limite temporale ben preciso 72-96 ore oggi ha modificato questa posizione ma ha lasciato un ampio grado di incertezza...
La linea guida del 2002 riportava:
Replacement catheters
-Peripheral Venous Catheters Scheduled replacement of intravascular catheters has been proposed as a method to prevent phlebitis and catheter-related infections. Studies of short peripheral venous catheters indicate that the incidence of thrombophlebitis and bacterial colonization of catheters increases when catheters are left in place >72 hours (66,67,127). However, rates of phlebitis are not substantially different in peripheral catheters left in place 72 hours compared with 96 hours (128).
Because phlebitis and catheter colonization have been associated with an increased risk for catheter-related infection, short peripheral catheter sites commonly are rotated at 72--96-hour intervals to reduce both the risk for infection and patient discomfort associated with phlebitis.
La bibliografia di riferimento era:
67:Band JD, Maki DG. Steel needles used for intravenous therapy: morbidity in patients with hematologic malignancy. Arch Intern Med 1980;140:31--4.
68:Tully JL, Friedland GH, Baldini LM, Goldmann DA. Complications of intravenous therapy with steel needles and Teflon® catheters: a comparative study. Am J Med 1981;70:702--6
127: Collin J, Collin C. Infusion thrombophlebitis. Lancet 1975;2:458.
128: Lai KK. Safety of prolonging peripheral cannula and i.v. tubing use from 72 hours to 96 hours. Am J Infect Control 1998;26:66--70.

La raccomandazione è stata presa con la bibliografia disponibile allora e con gli aggiornamenti che la ricerca porta ci dovrebbero essere informazioni chiare e precise.
Però se leggiamo l'edizione del 2011 si assiste ad uno strano fenomeno, la versione italiana presente nel nostro sito riporta:

venerdì 14 settembre 2012


 Dal sito: Infermieri 24

 

I vizi valvolari - 01 - Stenosi aortica

I vizi valvolari - 01 - Stenosi aortica
Prima di affrontare il capitolo dedicato ai vizi valvolari, vengono riportati, quali utili reminder, alcuni principi fondamentali di semeiotica cardiologica.

Elementi di semeiotica cardiologica
Cosa sono i toni cardiaci?
Cosa e dove sono i focolai di auscultazione cardiaca?
Cosa sento quando ausculto i focolai cardiaci?
Quale è l'origine dei soffi cardiaci?
Come si classificano i soffi cardiaci?



Stenosi aortica 
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Anatomia della valvola semilunare aortica 

La valvola aortica ha forma circolare ed è posta tra il ventricolo sinistro e l'aorta. 
E' costituta da tre lembi semilunari e che le conferiscono il cosiddetto aspetto a 'nido di rondine'. 

Come funziona la valvola aortica? 

• Durante la sistole (fase in cui si ha contrazione del ventricolo) i lembi valvolari vengono spinti verso la parete aortica 
• Durante la diastole (fase in cui i ventricoli si rilasciano e si riempiono di sangue) i lembi valvolari si aprono, con la concavità rivolta verso l'alto e chiudono l'orifizio aortico, impedendo al sangue di refluire in ventricolo.





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Definizione e cause della stenosi aortica 

La stenosi aortica è una patologia della valvola omonima caratterizzata dall'ostacolo all'efflusso di sangue durante la sistole ventricolare(cioè quando il sangue viene spinto dalla contrazione ventricolare sinistra nell' aorta ascendente attraverso la valvola aortica). La valvola aortica stenotica in pratica rende difficoltoso il normale passaggio di sangue. 

Le principali cause di stenosi aortica sono: 
• malformazioni congenite (valvole bicuspidi) 
• cardiopatia reumatica (infiammatoria) 
• degenerativa (legata all'età) 







Fisiopatologia 

Il processo fisiopatologico principale della stenosi aortica è rappresentato dall'ostacolo all’efflusso di sangue dal ventricolo sinistro all’aorta durante la sistole. 
Perchè una stenosi aortica diventi emodinamicamente significativa, l’area valvolare deve ridursi a circa 1/3 di quella normale. (la stenosi aortica serrata si definisce per aree valvolari < 0,75cm2) 

La resistenza all'efflusso di sangue viene compensata dal maggiore lavoro svolto dal ventricolo, che diventa ipertrofico (aumento dello spessore della parete e della massa). 
L'ipertrofia del ventricolo comporta però dei costi: 
• aumento del consumo di ossigeno per aumento della massa muscolare ventricolare e del lavoro da essa svolto. 
• compressione e ridotta perfusione delle coronarie 

Con il progredire della malattia i meccanismi di compenso tendono a perdere di efficacia : 
• la capacità contrattile del ventricolo sinistro si riduce 
• il ventricolo si dilata (il muscolo si “sfianca") 
• si riduce la portata cardiaca (quantità di sangue pompato da ogni ventricolo in 1 minuto) 
• aumenta la pressione nel ventricolo (a causa del sangue che non viene eiettato e rimane nel ventricolo) 
• a ritroso, si ha aumento a livello atriale sinistro, quindi nel circolo polmonare con aumento delle pressioni capillari polmonari ed infine la comparsa di insufficienza cardiaca congestizia (edema polmonare). 





Sintomatologia 

La stenosi aortica può rimanere per molti anni asintomatica e può venire diagnosticata casualmente. I sintomi iniziano a comparire quando i meccanismi ipertrofici di compenso del ventricolo non sono più sufficienti e normalmente iniziano a presentarsi durante lo sforzo fisico. Con il progredire dell'insufficienza ventricolare sn, i sintomi si manifestano per sforzi sempre più lievi fino a comparire anche a riposo. 
I sintomi tipici della stenosi aortica sono: 
• angina: dovuta a un duplice meccanismo: 1) aumento del consumo di ossigeno da parte del miocardio ipertrofico e del lavoro cui è sottoposto 2) ischemia da ridotta perfusione coronarica (a coronarie indenni). 
• sincope da sforzo o ortostatica: insufficiente perfusione cerebrale dovuta a vasodilatazione periferica (conseguente all'attivazione di barocettori stimolati dall'aumento pressorio ventricolare). La vasodilatazione periferica non viene compensata dall'aumento della gittata cardiaca a causa della stenosi valvolare (o delle condizioni del miocardio) e si ha quindi la sincope. 
• dispnea: si manifesta dapprima come dispnea da sforzo, successivamente, nelle fasi avanzate della malattia, anche a riposo. E' infine la manifestazione clinica dell'insufficienza cardiaca congestizia (edema polmonare). 

I pazienti possono presentare aritmie anche molto gravi. 
Il polso è piccolo in ampiezza (per riduzione della gittata cardiaca). La forza del polso è infatti proporzionale alla efficienza contrattile del miocardio. 
Il polso è tardo, cioè è maggiore la durata tra l'inizio e la fine dell'onda che si palpa (dura di più). 




Il soffio da stenosi aortica 

• Soffio sistolico da eiezione ventricolare(generato dai vortici di sangue attraverso la valvola stenotica). 
• Inizia subito dopo il I tono, aumenta di intensità, raggiunge il massimo e poi decresce. (immaginiamo una forma a diamante). Termina subito prima del II tono. 
• Apprezzabile prevalentemente sul focolaio di auscultazione aortico. 
• A volte viene trasmesso attraverso l'arteria polmonare nel terzo spazio intercostale sinistro sulla marginosternale (focolaio di Erb), a volte all'apice cardiaco. 





 











 












Esami diagnostici 

1) ECG: normale o segni di ipertrofia del ventricolo sinistro 
2) Rx torace: 
• normale o lieve ingrandimento del ventricolo sinistro 
• calcificazioni valvolari aortiche 
• se la stenosi è serrata e si ha scompenso cardiaco: cardiomegalia con stasi polmonare 
3) ecocardiogramma/ecodoppler: esame fondamentale :conferma la presenza e valuta la gravità 
della disfunzione valvolare e del ventricolo. 


Prognosi 

Nei pazienti con SA, la sopravvivenza media dopo la comparsa d'angina è di circa 5 anni; dopo la comparsa di sincope, è di 3 anni; dopo la comparsa di dispnea è di 2 anni. L'impostazione di un adeguato trattamento consente di prolungare i tempi di sopravvivenza. Circa il 50% dei decessi si verifica all'improvviso.